Gli uomini di Caffè Ernani: Marco

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Ciao Marco! Io e te ci conosciamo ormai da diversi anni. Abbiamo iniziato più o meno insieme a lavorare presso la Torrefazione. Ma grazie a questa intervista ho imparato a conoscerti ancora meglio e ne sono davvero felice! 

Finalmente conosciamo un altro uomo del team di Caffè Ernani, dopo Luca e Renzo. 

Inizierei con il chiederti qualcosa sul percorso che ti ha portato qui da noi. Che studi hai fatto e che esperienze lavorative hai avuto?

Ciao Marti! 

Ho sempre avuto una vena artistica fin da piccolo, avevo quindi deciso di coltivarla conseguendo il diploma all’artistico. 

Ho poi deciso di fare un’esperienza all’estero, passando un anno in Inghilterra. E qui ho cambiato completamente strada. Cercando un lavoretto per mantenermi e imparare l’inglese allo stesso tempo sono entrato in contatto con il settore della ristorazione. Prima lavorando dietro le quinte, in cucina, e poi spostandomi in sala. 

Qualcosa a quel punto è scattato dentro di me, ho iniziato a pensare concretamente di renderlo il mio lavoro e la mia passione. 

Una volta tornato in Italia però per un primo periodo ho seguito le orme di mio padre, nel tranciato. Non mi è mai piaciuto tantissimo, né il settore né il modo di fare affari. È un mondo “vecchio”, maschilista e molto gerarchico, nel quale non si lascia molto spazio alla creatività o ai cambiamenti. 

Capisco, il lavoro deve essere anche appassionante e piacevole, altrimenti diventa davvero duro da portare avanti. Quindi a questo punto sei ritornato dietro il bancone?

In realtà non ho mai lasciato il bancone. Però all’inizio era solo un secondo lavoro serale. 

Dopo qualche anno ho preso finalmente la decisione di seguire ciò che mi piace davvero e lasciare in modo definitivo l’azienda di famiglia. 

Prendere una decisione simile non dev’essere stato facile. 

Ma hai sempre preferito il bar nello specifico o ti piace il settore della ristorazione in generale?

Assolutamente il bar, senza alcun dubbio. Il ristorante è un lavoro molto più monotono e ripetitivo, con meno interazione con il cliente. Nel bar può succedere un po’ di tutto, è accessibile a chiunque e mi permette di conoscere bene le persone. Per me è proprio un divertimento! 

Inoltre ho iniziato a lavorare nei bar della mia città e tutti i miei amici passavano sempre le serate lì. È bello potersi divertire e allo stesso tempo lavorare e rendere quel tempo utile.

Ok quindi è molto chiaro, il tuo lavoro è questo, sei un “animale da bancone”. Qual è il tuo obiettivo ora?

Aprire il mio locale! 

Immaginavo! Che tipo di locale? Sempre una Torrefazione?

No, non per forza. In realtà non ho un locale specifico in mente, vorrei solo qualcosa che funzioni. Il tutto dipenderà dalla posizione, dal paese, dal tipo di clientela che vorrò raggiungere, dal tipo di offerta che darò. Sulla base quindi del locale che troverò mi adatterò al meglio per farlo funzionare al massimo delle sue potenzialità. 

Mi sembra un ottimo piano!  

Ma sono curiosa, hai altri hobby o passioni?

Il calcio e lo sport di squadra in generale. Mi piace sentirmi parte di un gruppo e aiutarci ed impegnarci per raggiungere un obiettivo comune. 

Inutile dire che tutto ciò mi aiuta anche nel lavoro. Il team ti sprona, ti fa migliorare e ti corregge. 

Giusto, voi ragazzi della Torrefazione lavorate fianco a fianco tutti i giorni e se non c’è gioco di squadra la cosa funziona poco. 

Ora concluderei con due domande di rito, chieste anche a tutti i tuoi colleghi: cosa ti piace di più in Ernani e cosa cambieresti se potessi scegliere qualsiasi cosa?

Allora, ho iniziato a lavorare per Ernani ormai tre anni e mezzo fa. Mi ha colpito fin da subito il fatto che sia un locale storico, con un grande bagaglio culturale alle spalle ed una fama che lo precede. Tutto ciò mi rende orgoglioso di lavorare in questa Torrefazione.

Aggiungendo poi la posizione ideale, all’inizio di Corso Buenos Aires, permette di raggiungere un bacino di utenze pressoché infinito. Questo significa maggiore visibilità del brand, un servizio che deve sempre essere efficace ed efficiente, maggiori possibilità di incontrare e conoscere persone nuove e incrementare il numero di clienti abituali. Oltre la possibilità di portare un po’ di Ernani in giro per il mondo, raccontando la storia e presentando il caffè ad un grandissimo numero di turisti. 

Inoltre mi piace il fatto che noi baristi veniamo davvero formati: a lavorare in un certo modo, a presentare il prodotto, a conoscere il caffè, a studiare il suo mondo. Siamo dei veri esperti del settore e per me è motivo di vanto. 

Infine apprezzo il rapporto che si è creato con i titolari, ed in special modo con Luca. La possibilità di poter chiacchierare con gente competente e formata che mi ha fatto crescere, ma che allo stesso tempo è aperta a suggerimenti e modifiche. 

Anche se in un mondo perfetto farei entrare il 50% delle persone in meno per avere così la possibilità di dedicare molto più tempo ad ogni singolo cliente e far diventare la Torrefazione una vera e propria sala di degustazione. Ciò è però incompatibile con quanto detto prima ed il numero di clienti che riusciamo a raggiungere. 

Grazie Marco per questa chiacchierata, è stata istruttiva e ho scoperto alcuni tuoi pensieri inediti. Ora ti conosciamo tutti un po’ meglio! 

Ci vediamo sicuramente in Torrefazione Ernani a Milano, 

Martina Mazzoleni 

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