Gli uomini di Caffè Ernani: Riccardo

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Ciao Riccardo! Ogni volta che parlo con te scopro nuove sfaccettature, desideri e obiettivi. Non smetti mai di stupirmi! 

Ecco perchè non vedo l’ora di iniziare questa intervista con te! 

Parliamo prima delle tue esperienza professionali e formative precedenti a Caffè Ernani!  

Ciao Marti! Il mio ingresso nel settore risale ormai tanti anni fa, quando ho iniziato a studiare all’Istituto professionale per i servizi della ristorazione, ossia l’Istituto Alberghiero. Durante gli studi, ho iniziato a lavorare in cucina e di questo mi sono occupato per ben 10 anni, costruendo le basi di tutta la mia carriera.  

Con il tempo ho però iniziato a pensare sempre di più ai miei studi e all’idea di iscrivermi all’Università. Questa idea continuava a crescere dentro di me, finchè non è diventata una vera e propria necessità. Ero davvero motivato a specializzarmi e poter così crescere anche professionalmente. 

Capisco bene cosa intendi! Inizialmente vedi l’università come un obbligo e non sempre ti va di studiare ancora per tutti quegli anni, ma poi scatta un qualcosa dentro di te e capisci che la laurea non è al pari degli studi precedenti, ma è una scelta, è una marcia in più che ti aiuta nella tua futura professione! 

Esattamente! E sono stato felice di aver preso questa decisione, non cambierei nulla! 

Mi sono iscritto a scienze e tecnologie alimentari e durante questi anni di studio sono successe un sacco di cose: la mia prima esperienza all’estero, grazie all’Erasmus, durante il quale mi sono occupato di un progetto sperimentale per la tesi della magistrale e soprattutto è scattato il mio interesse per il caffè e la ricerca della risposta alla domanda: “cosa c’è prima di arrivare alla tazzina?”. 

Ecco svelato il mistero! Quindi il tuo amore per il caffè arriva dai tuoi studi! 

Sì, esatto! La mia tesi si incentrava sul compiere delle analisi in laboratorio con l’obiettivo di misurare la consistenza dei chicchi durante il processo di tostatura, utilizzando ultrasuoni a bassa intensità, con lo scopo di trovare un nuovo metodo di analisi meno distruttivo di quelli tradizionalmente usati. 

Complimenti! Finita l’università hai subito iniziato a lavorare nel mondo del caffè?

No, in realtà ho iniziato a lavorare in una multinazionale del settore alimentare, catapultato nel settore di ricerca e sviluppo, prima a Barcellona e poi a Milano. 

Non potevo essere più felice: ero il responsabile dell’impianto pilota, esattamente nel settore per il quale avevo studiato!

E perché hai deciso di cambiare lavoro?

Perchè ho iniziato facendo un lavoro pratico e come ho detto non potevo essere più felice, ma dopo poco tempo mi sono trovato dietro ad un computer a svolgere un lavoro amministrativo e pieno di burocrazia. Non mi sentivo vivo e stava diventando quasi opprimente per me quella posizione, quindi ho deciso di cercare altro. 

A questo punto avevo l’opportunità di fare tutto ciò che volevo, ero fiducioso nel futuro. Perché quindi non riprendere nel mondo del caffè? 

Come detto, volevo scoprire il mondo nascosto dietro la tazzina. Ho così acquistato un volo per il Guatemala e sono subito partito. 

Wow, che coraggio! Non vedo l’ora di fare un’esperienza simile! 

Ti consiglio di farla! È un’esperienza unica! In quel posto così rurale e vero ho scoperto la quotidianità dei contadini, il loro modo di vivere e la semplicità che li contraddistingue. 

Questo mi ha influenzato umanamente e da quel momento è iniziato un processo che mi ha cambiato come persona, eliminando tutto ciò che è superfluo e superficiale. È diventato un vero e proprio scopo di vita: arrivare all’essenziale.

Così ho analizzato ogni singola fase del processo produttivo che porta il caffè dai contadini a noi consumatori, per poter attribuire ad esse un significato ed un valore. 

L’ultimo anello che mancava era proprio il bar, ossia la relazione con il pubblico, come viene lavorata, trasformata e servita questa incredibile bevanda. Insieme ovviamente alla trasmissione al cliente del valore della tazzina. Ed eccomi qui! 

Mi rende orgoglioso quando vedo che il cliente drizza le orecchie e si dimostra pronto anche a lasciare andare tutte le sue credenze per scoprire un qualcosa di nuovo. 

Ecco perchè il mio ruolo preferito è il banconista, in quanto è al bancone che conosci il cliente, è quello il vero “campo di battaglia”.

Andando un po’ più sul personale invece hai altri hobby e passioni?

Sì, certo, anche se parlare di hobby è un po’ riduttivo. 

Ho una passione sfrenata per il teatro, che negli ultimi 10 anni ho trasformato in una seconda professione. 

Per me il teatro è la mia espressione empatica, ossia il modo in cui riesco ad esprimermi davanti ad un pubblico, attraverso il corpo. 

Appena sarà possibile voglio assolutamente venire ad un tuo spettacolo! 

Abbiamo quasi finito, mancano solo le “domande di rito”: cosa ti piace di più di Ernani? E cosa invece cambieresti? 

Sono domande per me molto semplici e risponderò in modo diretto. 

La cosa che più mi piace della Torrefazione Ernani è il fatto che sia un vero e proprio punto di riferimento per i milanesi. Inoltre il cliente instaura un legame con il luogo in cui consuma caffè, questo posto diventa parte della sua routine quotidiana e per osmosi noi baristi siamo parte della loro vita. Questo sembra banale, ma per me ha un’importanza immensa. 

È necessario che quella ritualità sia quanto più possibile accogliente e faccia sentire il consumatore a proprio agio, come a casa. 

Al contrario, cambierei il ritmo, mi piacerebbe che quell’attimo durasse un po’ di più. 

Ernani è un bar per lo più di passaggio, vorrei trovare il modo di far fermare di più le persone e poter avere modo di raccontare quanto più possibile sul nostro prodotto e sul mondo del caffè. 

Grazie Riccardo, sentire certe parole mi ha emozionato e non lo dico tanto per dire.

Sono davvero onorata di poter collaborare con persone come te, veramente appassionate a questo mondo, e dalle quali si può solo imparare! 

Martina Mazzoleni 

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