Le cinque Giornate di Milano: un cappello che ha fatto la storia

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Oggi ti racconto una storia molto importante per noi di Caffè Ernani e stranamente non c'entra con il caffè!  

Scopriamo insieme perché…

Introduzione

Ambientazione: 174 anni fa precisi (domani), più precisamente il 18 marzo 1848. Milano, capitale del Lombardo-Veneto, era da oltre un secolo sotto la dominazione austriaca. 

Nella nostra penisola, e nel resto d’Europa, iniziò la “primavera dei popoli”, ossia una serie di scontri popolari e spontanei per raggiungere l’indipendenza, prima in Sicilia, con il raggiungimento della divisione del regno delle due Sicilie, e poi a Milano per liberarsi dalla dominazione austriaca. Mentre a Vienna scoppiarono disordini con i quali i cittadini chiedevano la concessione della costituzione, Parigi era in fiamme, prima della nascita della seconda repubblica francese e a Berlino furono innalzate barricate. 

A Milano tutto iniziò a causa della durezza di Josef Radetzky, comandate delle truppe che presidiavano il Lombardo-Veneto. 

I milanesi si dividevano in tre correnti: 

  1. I repubblicani, che si identificavano nella visione patriottica mazziniana, rappresentati da Luciano Manara e Cristina Trivulzio di Belgiojoso; 
  2. I riformisti, contro tutti e tutto, desideravano una rivoluzione anche contro il re di Sardegna, guidati da Carlo Cattaneo;
  3. I moderati, identificabili principalmente nella nobiltà, che volevano confluire nel Regno di Sardegna, sotto la corona dei Savoia, del quale Gabrio Casati era l’esponente.

18 marzo

Una manifestazione pacifica si trasformò in un assalto al palazzo di governo. Radetzky, impreparato, si rifugiò con circa 8.000 uomini nel castello Sforzesco. 

L’obiettivo? Riconquistare tutti gli edifici pubblici. 

19 marzo 

Nella notte del 19 marzo, i milanesi costruirono più di 1.700 barricate che impedivano la circolazione degli austriaci. Addirittura sfondavano le pareti degli edifici contigui, per poter passare più facilmente, riparati da eventuali attacchi da parte dei dominatori. 

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Il problema erano però le armi, come reperirle? 

Si servirono di qualsiasi cosa trovassero nei musei e si arrangiavano per costruire armi e bombe caserecce. 

20 marzo 

Nella notte del 20 marzo furono invece le donne le protagoniste, capeggiate da Cristina Trivulzio, le quali diedero forza e coraggio di scendere per strada a tutta la gioventù milanese. 

Venne costituito poi un consiglio di emergenza con Carlo Cattaneo, Enrico Cernuschi e Giorgio Clerici: una sorta di centrale di comando e coordinamento dei rivoltosi e il primo nucleo di un governo cittadino. 

Alla fine della giornata, Radetzky presentò una proposta di armistizio ai capi dei rivoltosi. 

21 marzo 

Il consiglio di guerra decise per la continuazione dei combattimenti, fino alla liberazione della città. 

22 marzo 

La città era nelle mani dei patrioti milanesi, ora armati sufficientemente, mentre le truppe austriache erano relegate nelle caserme e nel Castello Sforzesco. 

Luciano Manara guidò l’assalto decisivo per la conquista di una delle porte della nostra amata città: Porta Tosa, denominata poi Porta Vittoria. 

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Gli austriaci si diressero invece verso le fortezze del Quadrilatero, tra Peschiera, Mantova, Verona e Legnano. 

23 marzo 

Segnò la fine della “Guerra del popolo”, ma inizio la “Guerra regia”, con l’intervento degli eserciti del Regno delle due Sicilie, dello Stato Pontificio, del Granducato di Toscana e di Carlo Alberto, che entrò con le sue truppe in Lombardia, dichiarando guerra all’Austria. 

Iniziò ufficialmente la prima guerra di indipendenza italiana.

Perché ti ho raccontato la storia delle Cinque Giornate di Milano? 

Perché parte della storia del Brand di Caffè Ernani parte proprio da qui! 

No, non è stata fondata in questo periodo, ma ne ha preso i valori e l’impostazione. 

Ti allego ora una foto: 

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Riconosci forse qualcosa? 

Il cappello piumato! Questo cappello era infatti un simbolo di ribellione contro i dominatori austriaci. 

Noi di Caffè Ernani indossiamo simbolicamente il cappello piumato come simbolo di coraggio, spirito visionario e ribellione. 

Il tutto viene trasmesso nel logo, nel marchio e nel prodotto: un caffè a Tostatura Media, come la vera tradizione di Milano vuole, cercando però di migliorare e innalzare la qualità costantemente. 

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Martina Mazzoleni 

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