Perchè il prezzo del caffè al bar è aumentato?

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La notizia amara dell’aumento del prezzo della tazzina di caffè si è ormai consolidata e questo ha colpito il cuore di molti italiani. 

Ma cerchiamo di capire il perchè dell’incremento: si cerca un maggiore guadagno o ci ragioni ben più ampie e concrete alle spalle? 

Dipende dal generale aumento dei costi su ogni materia prima o ci sono anche altre motivazioni? 

I costi nascosti dietro la tazzina 

Quello che normalmente siamo portati a pensare è che il caffè è un sorso d’acqua aromatizzata, una pillolina consumata in pochi secondi che ci ricarica le batterie o ancora, un gesto culturale così importante, considerato ormai come un diritto intoccabile. 

Ma non riflettiamo mai su cosa c’è dietro quella “semplice” tazzina di caffè. 

Ecco quindi i costi nascosti dietro la gestione di una caffetteria:

  • Pagamento del contratto del barista professionista, il quale incide quasi del 50% sul prezzo; 
  • L’affitto e le utenze; 
  • L’acquisto ed il mantenimento delle attrezzature, prime tra tutte la macchina professionale, il macinino ed il depuratore; 
  • Il materiale di consumo complementare, come la bustina di zucchero, il tovagliolino  e via così. 

Dopo di che dobbiamo ricordarci del margine di guadagno del coltivatore, del proprietario della piantagione, del broker, dell’importatore, del trasportatore, del torrefattore, del distributore ed infine del barista. 

Se pensiamo che tutto questo fino a pochissimi mesi fa era soddisfatto con 1 solo euro ha dell’incredibile! 

Ora so già cosa starete pensando: “quindi è aumentato il prezzo per guadagnarci di più…”, ma la risposta è “NO!”.

L’aumento dei costi 

La motivazione sta nell’incremento dei costi di tutte le materie prime, come già abbiamo potuto toccare con mano nelle mura domestiche o al supermercato. 

Per materie prime non intendo solo il mero costo del caffè crudo, ma anche l’aumento, a ben due cifre, degli imballaggi utilizzati, ossia plastica, alluminio (ad oggi quasi introvabile), cartone e banda stagnata. E ancora, gli incrementi dei vettori energetici, ossia elettricità e gas, dei carburanti, fondamentali per la distribuzione del prodotto. 

La stessa tazzina e piattino sono aumentate del 20%, la bustina di zucchero del 30%, il latte del +60% e la spolverata di cacao sul cappuccino del +20%. 

In questo senso dobbiamo cercare di fare uno sforzo mentale e comprendere che quei 0,10 centesimi di aumento permetteranno all’intera filiera ed al nostro caro barista di sopravvivere e non certo di ottenere maggiori guadagni. Dobbiamo andare oltre alle apparenze e oltre a ciò che abbiamo sempre pensato, ossia che  “il caffè deve costare 1€ e non voglio sentire storie!”... Cerchiamo di comprendere che il caffè non è mai semplice e banale e che è una materia prima eccezionale, che viaggia in giro per l’intero globo per mesi e mesi. 

Tutto questo deve avere un prezzo equo e non è affatto certo che 10 centesimi in più saranno sufficienti.

Di questo avevo già parlato in un video pubblicato sui nostri diversi canali social: 

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Perché è aumentato il costo del caffè crudo? 

I fattori sono due: 

  • Rischi ambientali; 
  • Costo e logistica dei trasporti. 

Come ben sappiamo la crisi climatica sta influendo in qualsiasi aspetto della nostra vita e del pianeta terra. Di conseguenza ha influenzato anche la coltivazione di caffè. 

C’è stato infatti un primo periodo di siccità e poi delle intense gelate in Brasile, il più grande produttore mondiale di caffè. 

Rispetto al 2020 i coltivatori hanno raccolto quasi il 40% in meno. 

L’umidità eccessiva ha poi danneggiato anche i raccolti in Colombia, il secondo produttore mondiale. 

Quindi meno materia prima a disposizione e più questa costa. 

Al meteo avverso va poi sommata anche la logistica dei trasporti: i porti sono stati congestionati, centinaia e centinaia di navi container sono rimaste bloccate per mesi fuori dai porti, senza possibilità di attraccaggio. E quelle che partivano erano così poche che si giocava a rialzo per il loro caricamento… cioè, anche se si era già prenotato il posto per la propria merce, veniva caricato solo il prodotto del miglior offerente, facendo volare i loro costi alle stelle. 

Per essere concreti e pratici un container un anno fa costava 3 mila euro, ora ne costa anche 12 mila. 

Analizzando tutti questi fattori si arriva quasi a chiedersi: come è possibile che allora la tazzina sia incrementata solo di 0,10 centesimi?

Perchè, anche se non sembra, per non pesare troppo sulle tasche dei consumatori la maggior parte degli aumenti sono stati assorbiti dai coltivatori, dagli importatori e dai torrefattori. 

Infine vorrei porre l’attenzione su un altro aspetto: la qualità. 

Un caffè espresso consumato a Piazza San Marco a Venezia, dal prezzo di € 10,00 non è giustificato per la qualità o per questi aumenti appena citati, in questo caso si paga la difficoltà del trasporto da parte dei corrieri, l’incredibile posizione e l’affitto. 

Non si possono infatti paragonare i costi di gestione di un locale a Piazza San Marco o in centro a Milano, con un piccolo bar in provincia. 

Altre volte il costo però non è giustificato dalla posizione strategica, ma dalla qualità! 

Se invece il caffè offerto ha certificazioni che determinano la qualità, i metodi di raccolta, i metodi di lavorazione, il controllo sulla sostenibilità dell’intera filiera; se è tostato solo da professionisti consapevoli di ciò che sanno facendo e via così, perchè non pagarlo anche € 2,00? 

Troviamo in commercio caffè che non hanno neanche indicato la composizione della miscela in etichetta e altri che addirittura ti dicono la precisa piantagione di provenienza, la varietà botanica e così via. 

Ci sono baristi che non conoscono neanche il marchio del caffè che acquistano - provate a chiederlo al bar la prossima volta e vedrete voi stessi - e altri che conoscono il loro prodotto meglio di chiunque altro, hanno investito sulla loro formazione e hanno grandi capacità comunicative. 

La qualità si paga! 

Lo abbiamo già accettato in tutto: comprendiamo la differenza di prezzo da una borsa prodotta su larga scala, piuttosto che una firmata e la differenza tra una brioche surgelata ed una fresca da pasticceria. Siamo consapevoli che al supermercato possiamo trovare pacchi di pasta più o meno buona, e via così per tutto ciò che ci circonda. 

Ma non riusciamo ad accettarlo per il caffè! 

Sappiamo che se vogliamo essere economici basta una bottiglia di vino da pochi euro, ma se vogliamo fare bella figura a casa di amici per una cena, ci vogliono almeno € 10,00 e controlliamo l’etichetta e la cantina di produzione. 

Il caffè è identico! 

Siamo veramente convinti che il caffè non possa essere diverso, che uno vale l’altro e che sia una cosa da poco conto… ma così non è! 

Spero che con questo articolo sia ora tutto un po’ più chiara la questione degli aumenti e che riuscita e comprenderne le motivazioni. 

Martina Mazzoleni 

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